
“Sono felice di dare il mio contributo per il miglioramento dell’umanità. Potrebbe non cambiare nulla, ma un fiume diventa tale dall’insieme di diverse gocce”
Montagne, deserti, altipiani, paesaggi mozzafiato, infrastrutture storiche, la gente. Tutto questo è ciò che Muzammal ama di più del suo paese, il Pakistan, che ha visitato in lungo e in largo. Muzammal è nato a Hafisabad, ma è cresciuto a Lahore detta anche la città delle università per il numero di atenei di livello internazionale che ospita e che hanno sede in infrastrutture storiche del XVIII secolo, un’eredità della colonizzazione britannica. A Sarghoda ha conseguito la laurea triennale in Fisica specializzandosi in Nanotecnologie, per poi proseguire gli studi con un master presso la Government College University Lahore, una delle università più antiche del Paese. In seguito ha iniziato a insegnare presso l’American Lyceum International School di Lahore, diventando poi responsabile della garanzia della qualità della divisione educativa. Il suo amore per i viaggi lo spinge a voler visitare sempre nuovi luoghi e desideroso di continuare anche il suo percorso formativo, ha deciso di candidarsi per un dottorato di ricerca all’estero.
“Mi piace molto incontrare le persone, esplorare la loro cultura, cibo, stile di vita e il modo in cui festeggiano. Trovo che sia davvero affascinante”.
Muzammal è stato ammesso in due programmi di dottorato all’estero, in Cina e in Italia, ma dato che la prima è quasi una seconda casa per le persone pakistane, ha deciso di visitare una cultura lontana e parte dell’Unione Europea. L’Italia offre molte borse di studio che, oltre ad attrarre studetnƏ internazionali, danno loro accesso ad un’istruzione e un ambiente di ricerca di alta qualità. Ma con una contraddizione di fondo. Infatti, questa apertura non corrisponde anche ai servizi e alle strutture fornite allƏ studentƏ, che vengono lasciatƏ solƏ nel fronteggiare difficili processi burocratici. Il suo dottorato di ricerca è iniziato qualche mese in ritardo a causa di molteplici problematiche nell’ottenimento del visto presso l’ambasciata pakistana, e una volta in Italia, “dopo un anno, i miei documenti non sono ancora completi, la cosa peggiore che mi sia capitata”. Un processo di difficile accettazione, soprattutto se paragonato a quello vissuto da amicƏ pakistani in Germania o nei Paesi Bassi, dove le procedure sono più semplici e veloci grazie ai canali universitari. A causa di un’emergenza medica, Muzammal ha dovuto affrontare diverse difficoltà nell’ottenimento dell’assicurazione sanitaria nazionale che è molto costosa per uno studente, e per cui non si ha alcun supporto da parte dell’università.
“Invece di sprecare il mio tempo, ho preso un biglietto aereo e sono tornato in Pakistan per curarmi. Sono rimasto lì un mese e ora sto meglio”.
Anche fare un viaggio di andata e ritorno in Pakistan non è stato economico, ma almeno lì avrebbe avuto la sua famiglia con sé.
Muzammal sta conseguendo un dottorato in Fisica a Torino, all’interno del gruppo di Fisica Medica, dove ha l’opportunità di essere sia uno studente universitario, che un ricercatore nel settore industriale poiché il suo progetto è finanziato dall’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale). Qui si occupa della valutazione dell’esposizione individuale ai campi elettromagnetici, chiamati anche radiazioni non-ionizzate. Quali? Quelli a cui siamo esposti quando riceviamo una chiamata, utilizziamo i nostri cellulari per comunicare o intrattenerci o mentre lavoriamo su un computer connesso a una rete Wi-Fi.
“Dobbiamo comprendere e valutare qual è il livello di esposizione nell’ambiente e se questo è dannoso per la nostra salute”.
La continua evoluzione delle tecnologie di telecomunicazione – che ha portato dal 2G al 5G – ed elevate velocità di trasferimento dati sono diventate una necessità. Ma dato che si va verso la realizzazione di segnali ancora più potenti, l’importanza di questo progetto cresce in maniera parallela. Infatti, ogni volta che “un gruppo di ricercatorƏ realizza un’innovazione che porta a una nuova tecnologia, un altro cerca di contrastarla e verificare se ci sono effetti negativi”. Muzammal ne è molto appassionato e dai suoi risultati può dire che anche se non si utilizza attivamente uno smartphone vi è comunque un’esposizione alle radiofrequenze, che aumenta nel momento in cui questo è collegato alla rete. Ma in entrambi i casi, si tratta di livelli di esposizione inferiori a quelli dannosi tant’è che Muzammal dorme ancora con il cellulare sul comodino!
“Sono felice di dare il mio contributo per il miglioramento dell’umanità. Potrebbe non cambiare nulla, ma il fiume diventa tale dall’insieme di diverse gocce, e mi piacerebbe essere una di quelle”.
Da studente internazionale con una grande passione per i viaggi, apprezza molto le collaborazioni internazionali e crede che sia proprio questo aspetto a rendere la ricerca stimolante e interessante. Ha avuto la possibilità di visitare diverse città italiane e di recarsi sia in Germania che in Svizzera, rendendosi inaspettatamente conto che i paesi europei sono molto diversi tra loro. A parer suo, l’Italia dovrebbe essere maggiormente accogliente con le persone migranti snellendo le procedure burocratiche. E allo stesso tempo, incrementare la conoscenza dell’inglese della popolazione. Una barriera linguistica che ha sperimentato sia nella vita professionale che personale, motivo per cui apprezza molto gli sforzi del suo supervisore nel promuovere un ambiente in cui sia possibile lo scambio di idee e innovazioni con la comunità internazionale. Parlare in inglese potrebbe essere il suo piccolo contributo all’Italia, poiché “con la lingua come strumento puoi mostrare la tua cultura al mondo e, allo stesso tempo, imparare cosa il mondo stia facendo”.
La differenza più grande che ha notato rispetto al Pakistan riguarda la cultura e il sistema sociale. Gli mancano molto la sua famiglia, amicƏ, le sue città, il cibo piccante e Halal, che qui fa fatica a trovare. In Pakistan non avrebbe accesso a una tecnologia integrata e condivisa come in Italia e nel resto d’Europa, che è facilitata da frontiere aperte e da una maggiore collaborazione scientifica. Ma gli piacerebbe diffondere tutte le conoscenze che ha acquisito utili a tutta la comunità internazionale. Muzammal vede il suo futuro in Italia o in Europa e vorrebbe continuare a lavorare a questo progetto innovativo. Ma se così non fosse, spera di potersi recare in un Paese che “rispetti la mia mente e la mia ricerca e mi garantisca uno stile di vita soddisfacente”. Prima di venire in Europa, temeva le esperienze che avrebbe potuto vivere. Ma si è innamorato dell’Italia, ha incontrato persone gentili e disponibili ed è grato per l’affetto che continua a ricevere.

