“La migrazione non è affatto un fenomeno nuovo. Studiando storia ti rendi conto che il mondo, in diversi modi, è sempre stato interconnesso”

Laura ha probabilmente tracciato il suo percorso alla scoperta dell’antichità ancora prima di rendersene conto. La sua curiosità l’ha spinta dopo il liceo ad imparare l’italiano pur di studiare Storia dell’Arte con un’università Americana dove aveva vinto una borsa di studio di sei mesi, andando per la prima volta alla scoperta di un contesto totalmente diverso dal suo. Un interesse verso l’antichità che è riemerso con il percorso di laurea triennale in Scienze Politiche a Medellin, in Colombia, durante la quale si è appassionata di storia greca e democrazia ateniese, al punto da iniziare a studiare autonomamente il greco antico. Ancora prima di laurearsi sapeva che avrebbe voluto proseguire i suoi studi nell’ambito, consapevole però che in Colombia ciò non era possibile. Ha così iniziato a cercare opportunità all’estero. L’interesse di una persona non europea su questi temi non è frequente, come le borse di studio a loro dedicate per un percorso di laurea magistrale. Dopo diverse ricerche inconcludenti, ha poi sostenuto la laurea magistrale in Archeologia, Storia e Storia dell’Arte – con una particolare enfasi in Mondi Antichi – a Poitiers, in Francia, durante la quale ha svolto un tirocinio presso gli archivi dell’Istituto Francese di Archeologia a Bouto, in Egitto.

“Se fossi nata in questo continente, avrei sicuramente fatto archeologia”.

Ha deciso di proseguire il suo percorso con un dottorato in Scienze Archeologiche, Storiche e Storico artistiche a Torino. Qui la borsa di studio garantisce una stabilità economica di almeno tre anni e presso il dipartimento di Storia si trova un’importante scuola di epigrafia. Ma soprattutto a Torino abita sua sorella, un importante punto di riferimento per lei. Per Laura la migrazione è un fenomeno di cui ha avuto esperienza, in tutte le sue complessità, solo in Europa e per questo si sente molto fortunata. La Colombia è stata caratterizzata da anni di violenza, ma la sua famiglia, a differenza di molte altre, non è mai stata costretta a spostarsi o a lasciare il paese. 

“La migrazione non è affatto un fenomeno nuovo. Studiando storia ti rendi conto che il mondo, in diversi modi, è sempre stato interconnesso”.

A causa di ritardi burocratici se Laura fosse stata in Colombia probabilmente non ce l’avrebbe fatta ad ottenere il visto per l’Italia, ma trovandosi in Francia ha potuto fare facilmente sia la richiesta del visto che del permesso di soggiorno. Secondo lei, la burocrazia è complicata ovunque, ma spesso i tempi d’attesa sono troppo lunghi “soprattutto per chi, a differenza mia, non è qui per studiare e inseguire un sogno”. L’attesa del suo permesso di soggiorno e la difficoltà nel comprendere le questioni burocratiche sono state un grande stress da gestire, e spesso recarsi in Grecia e poi rientrare in Italia è stato difficile. La sanità pubblica è stato un altro motivo che l’ha spinta a trasferirsi in Europa, non vorrebbe mai indebitare sé stessa o la sua famiglia a causa di un’emergenza medica. Tuttavia, se durante il suo primo anno in Italia l’assicurazione sanitaria era economicamente accessibile, negli ultimi due il costo è diventato spropositato. 

Lo stress legato al mestiere, al contesto accademico performativo, alla precarietà – che nel mondo delle Scienze Umane è preponderante – alle procedure legali o all’esposizione pubblica a volte sovrasta tutto il resto. Ma in famiglia “tendiamo ad essere entusiastƏ e questa predisposizione mi aiuta a perseverare in un contesto in cui a volte vuoi mollare”.

Laura si occupa nello specifico di storia greca, ma non avrebbe mai immaginato che andare in Grecia sarebbe stata una parte fondamentale della sua attività di ricerca. Un sogno diventato realtà che l’ha motivata e per cui sente di aver già raggiunto parte del suo obiettivo.

“Era un popolo con una vita che ci ha provato in tanti modi a gestirsi, e questi modi di gestione sono ciò che studio io”.

Recandosi in Grecia ha acquisito maggiore consapevolezza sulla sfida intellettuale e metodologica della sua ricerca. Un approccio diretto alle fonti permette di avere accesso a più informazioni e ad essere criticƏ, soprattutto perchè dal vivo si ha “un’esperienza molto più ricca che va al di là della questione mentale. È sensoriale”. Ad Atene ha percorso l’Attica rendendosi conto di distanze incredibili percorse a piedi pur di raggiungere un’assemblea pubblica. Lì ha approfondito la conoscenza del greco moderno e per quanto sente di dover imparare ancora molto, “il processo è divertente”.

“A me piace la sfida della scoperta culturale e lo stimolo intellettuale dell’imparare un’altra lingua. Fa tutto parte delle mie motivazioni ma all’inizio non lo sapevo. L’ho scoperto viaggiando”.

In Italia, rispetto alla Francia o alla Colombia, ha notato un sistema accademico più tradizionale, ma grazie all’accoglienza e alla pazienza di colleghƏ e professorƏ è riuscita a migliorare molto il suo italiano. La conoscenza della lingua le ha dato accesso ai racconti che le persone italiane amano fare sulle loro tradizioni e sul cibo. Aspetti che vengono raccontati sempre nello stesso modo, una cosa che trova buffa. Essendo spesso l’unica persona straniera nel suo campo, per lei la bellezza dell’incontro culturale sta proprio nello scambio quotidiano e nei diversi modi di interpretare e percepire ciò che ci circonda. 

Laura trova che in Italia i piccoli paesi siano stupendi, ma così diversi dalla Colombia che le sembra di vivere in una realtà parallela. Lì non vi è lo stesso legame con il passato che nota qui. Al contrario, ogni dieci anni si tende a demolire e ricostruire edifici a dimostrazione del fatto che il paese è stabile e si sta modernizzando. Secondo lei riaffermare la dignità e l’umanità delle persone colombiane è sempre importante, ma con estrema attenzione perché ogni azione ha un impatto diretto sulla loro vite. Qualcosa che sta vivendo attraverso gli effetti della crisi sulla sua famiglia in Colombia e su suo fratello, ricercatore negli USA. Le manca molto la sua famiglia, assieme ad avere 25°C tutto l’anno e alla frutta. In famiglia si ama molto la natura incontaminata che qui ritrova nei parchi in cui corre per lunghe distanze, il suo modo per gestire lo stress. “Per me in parte questa avventura è un sacrificio. Sto andando dietro un sogno…che ha un costo molto alto da un punto di vista personale”.

A posteriori crede che ciò che l’ha spinta a studiare storia greca sia l’idea di trovarsi in un contesto molto diverso dal proprio, e oggi si sente aperta a tutte le occasioni che arriveranno sul suo percorso ormai ben tracciato qui, in Colombia o in qualsiasi altra parte del mondo. Le piacerebbe tornare in Colombia e condividere tutto ciò che ha imparato, a costo di inventarsi delle opportunità lavorative che al momento non ci sono.