“Tutto dipende da dove siamo cresciutƏ e dalla nostra cultura. Non posso dire che ci siano conflitti nella percezione dei suoni, ma solo diversi punti di vista”

Oggi molte persone brasiliane hanno radici che si ramificano in un puzzle di paesi, culture, lingue e tradizioni lontane, frutto della migrazione che ha interessato il Brasile dalla fine dell’800 in poi. Camila è di Domingos Martins, un piccolo comune dello stato di Espírito Santo fondato dalla comunità migrante tedesca in cui tutt’oggi l’architettura, il folclore e la cultura sono tedesche. Ma le sue radici sono molto più intricate. Il bisnonno era polacco ed è arrivato in Brasile quando aveva 14 anni, il nonno parlava tedesco e suo padre ha imparato il portoghese solo a nove anni andando a scuola. La mamma, invece, ha sia origini spagnole che polacche. “C’è un casino nella mia famiglia”.

In Brasile si è laureata in Musica, con una particolare enfasi in Composizione di Colonne Sonore, durante il quale si è innamorata del Foley, una tecnica utilizzata nell’ambito della composizione sonora cinematografica. 

“Io amo la cultura, l’arte, la musica, il teatro, il cinema. Amo cantare e suonare, avevo un gruppo musicale nella mia città”.

Lì è diventata direttrice di una scuola di musica, un lavoro che amava moltissimo e le permetteva di collaborare all’organizzazione del Festival d’Inverno della città. Dieci giorni dedicati alla musica erudita e popolare in cui arrivano persone da tutto il Brasile e il mondo. Ma, per quanto amasse ciò che faceva, c’è sempre stato in lei il desiderio di continuare gli studi in Europa. Decise di fare domanda per diverse borse di studio e fu selezionata per un colloquio dall’Università di Messina, in Sicilia. 

“Quando ho vinto la borsa non avevo dubbi. Mi sono detta ‘lascio il mio lavoro, lascio tutto e vado perchè so che sarà un’esperienza fantastica’, e lo è stata!”.

Richiedere il visto non è stato complesso, ha solo dovuto tradurre i suoi documenti e recarsi al consolato di Rio de Janeiro. Nel 2017 ha iniziato il percorso di laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo e Produzioni Multimediali che per lei è stato “un pacchetto di belle cose”. È riuscita a continuare i suoi studi nell’ambito dell’arte, del teatro e del cinema – il suo più grande desiderio – e ha vissuto in una residenza universitaria di fronte al mare assieme a persone dalla Russia, Argentina, Jamaica, Colombia, Cile, Brasile e molti altri paesi. Ciò che ha reso la sua esperienza incredibile.

“Ho conosciuto tante persone e culture oltre a quella italiana e ho aperto la mia mente, anche perché vengo da un paese molto piccolo”.

I primi mesi all’università non sono stati facili. I corsi erano tutti in italiano e ha avuto molte difficoltà legate alla lingua e agli esami che, a differenza del Brasile, erano orali e richiedevano lo studio di molti libri. Durante il suo percorso però, ha avuto l’opportunità di fare due Erasmus. Il primo presso il Teatro Académico Gil Vicente dell’università di Coimbra, dove ha lavorato nel settore della produzione degli spettacoli. Il secondo a Gandia, una piccola città vicino Valencia, in cui ha lavorato in un museo archeologico e ha organizzato diverse mostre artistiche in gallerie d’arte. A Messina, ha anche vissuto la pandemia da covid-19. Stando nella residenza universitaria non ha patito la solitudine, “dal balcone si vedeva il mare e la Calabria”. Ma è dalla sua stanza, da sola e in un giorno di pioggia, che si è laureata. Un momento che avrebbe invece voluto condividere e festeggiare. 

Camila ha da poco terminato il suo dottorato di ricerca PON Green in Lettere con una specializzazione in Etnomusicologia a Torino. Qui si è focalizzata sullo studio del paesaggio sonoro, l’insieme dei suoni quotidiani che ascoltiamo e il modo in cui questi vengono percepiti. Ha lavorato allo sviluppo di un prototipo di un’applicazione per smartphone per la  valutazione dei paesaggi sonori da parte di utentƏ che devono capire se si trovano in un ambiente sonoro confortevole o meno. Un’analisi qualitativa che rientra nel grande tema dell’inquinamento sonoro. La percezione che ciascunƏ ha del suono è unica, e Camila ha potuto esplorare questo aspetto attraverso un tirocinio presso la Fondazione Istituto dei Ciechi a Milano. “La mitigazione e riduzione sonora aiuta tante persone, ma soprattutto coloro che hanno bisogno di un po’ più di silenzio per la loro mobilità”. 

Durante il suo dottorato, si è anche recata in Brasile per uno studio sulla percezione dei suoni nelle favelas brasiliane, “ho potuto mettere le mie conoscenze, la mia cultura e il mio popolo nella mia ricerca”. Il modo in cui i suoni vengono percepiti è relativo e le persone cresciute nelle favelas sono abituate a musica e suoni molto forti che non vengono percepiti come conflittuali. A differenza di chi arriva dall’esterno. Camila stessa se pensa a suoni familiari, sente quelli molto forti legati al Carnevale in Brasile. Un punto di riferimento che le manca moltissimo.

“Tutto dipende da dove siamo cresciutƏ e dalla nostra cultura. Non posso affermare che ci siano conflitti nella percezione dei suoni, ma solo diversi punti di vista”.

Le piacerebbe tornare in Brasile e tenere un corso sul paesaggio sonoro durante il Festival d’Inverno o diffondere questa conoscenza. Studi che secondo lei sono già presenti all’Università di San Paolo e che spera possano diventare dei veri corsi nel campo del cinema, della musica o della etnomusicologia, “perché diverse popolazioni, hanno diversi tipi di suoni”.

Per lei arrivare in Sicilia è stato come ambientarsi gradualmente in Italia. La cultura siciliana è così simile a quella brasiliana che “quando sono arrivata mi sono sentita a casa. Il popolo, il mare, il cibo, tutto ha contribuito”. Camila ha vissuto più al sud che al nord Italia anche perché il suo compagno, che ha conosciuto in Brasile ancora prima di cercare opportunità all’estero, è pugliese e le piacciono molto la cultura del Salento, del mangiare, della taranta e della pizzica. Al momento vede il suo futuro in Italia e per quanto cerchi di tornare in Brasile ogni anno per Natale e Capodanno, le manca molto.

“Sento saudade, che è diverso dalla nostalgia, è qualcosa che ti manca. Sento saudade della mia famiglia, di amicƏ, del cibo”.

Le mancano i suoni di casa, come sentir parlare portoghese attorno a sé. Quando si parla un’altra lingua si è diversƏ, motivo per cui a casa con il suo compagno parlano solo portoghese. Oggi abitano assieme a Milano e si è abituata al suono del tram, che inizialmente le era nuovo. In futuro spera di poter sviluppare il suo prototipo, magari da ricercatrice, ma è aperta a tutte le opportunità che arriveranno, “ma devono riguardare la cultura, è la mia passione”.